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Ogni individuo sviluppa un proprio percorso neuro biologico in funzione delle stimolazioni e dell’addestramento cognitivo a cui viene esposto. Già Ippocrate aveva definito il cervello come una “ghiandola” intuendone le capacità secretive, scientificamente dimostrate solo da pochi anni. Nel 1986 a Rita Levi Montalcini è stato assegnato il Premio Nobel per la medicina in seguito alla scoperta dell’NGF come “fattore di accrescimento del sistema nervoso”, il primo ormone prodotto dal sistema nervoso.
La scienziata ha identificato l’NGF nel 1935 determinandone le fondamentali proprietà di stimolo sul sistema endocrino ed immunitario. Nel 1995 la Montalcini presentò a Boston i risultati di cinquant’anni di ricerche sulle correlazioni fra sistema nervoso, sistema nervoso centrale, sistema endocrino ed immunitario. Come può questa nuova accezione essere utilizzata per migliorare il percorso di orientamento alla salute nella nostra società? Oggi si parla sempre più spesso di intelligenza emotiva, di intolleranze alimentari, di alimentazione biologica, di un pianeta intossicato, termini che implicano necessariamente una riprogrammazione dell’approccio alla nostra esistenza quotidianamente. Perché la necessità di un nuovo approccio? L’esigenza nasce dalla considerazone che ciò che si è modificato nel tempo non è tanto l’aspetto della “crisi esistenziale” dell’individuo, ma soprattutto sta cambiando lo scenario d’impostazione della nostra società. Nel “nuovo mondo” che abbiamo costruito ciò che detrmina una risposta più o meno adattiva è l’impegno con il quale si affrontano i compiti che ci vengono dati o che ci siamo prefissi. La frase “io mi impegno” è spesso stata usata come motto nell’ambito dell’approccio psico pedagogico, ma per “impegnarsi” nella vita bisogna avere consapevolezza, in un’ottica positiva, delle proprie potenzialità e dei meccanismi di interazione della nostra mente e del nostro corpo con ciò che ci circonda. Da questa prospettiva diviene necessario promuovere ed attuare un percorso basato sulla ricerca ed indagine dell’interazione delle dinamiche intercorrenti tra abitudini alimentari e stili di vita, per verificare le connessioni che si creano tra “alimentazione e disagio” e “salute psicofisica”. È indispensabile ricordare che una nutrizione non corretta è causa di molte malattie e che per malnutrizione non s’intende sempre una carenza quantitativa, ma spesso qualitativa dovuta alla mancanza di assunzione di proteine di alto valore biologico, vitamine, minerali e, probabilmente, di acidi grassi essenziali. Ecco allora la necessità di conoscere di quali sostanze ha bisogno ogni singola parte del corpo per funzionare bene e in quali cibi si trovano, tenendo presente che le cause di molte malattie vanno individuate in una cattiva nutrizione e che l’obesità è considerata un fattore di rischio. Osservando una corretta bioetica della nutrizione e psiconutrizione sistemica, senza l’intenzione di mettersi in cattedra, ma camminando a fianco a fianco con gli individui che vogliono seguire questo determinato “percorso” che si distingue nel caotico supermercato di consigli sull’alimentazione e offerte dietetiche, si intende aiutarli a scegliere i prodotti giusti da fornire al loro organismo. Nonostante la Campania possegga tutte le caratteristiche per risultare vincente nella realizzazione di un benessere collettivo, il nostro territorio è, sia in Italia che in Europa, la regione con la maggiore percentuale di bambini obesi. In che misura l’obesità infantile diviene fattore predittivo di altre patologie nell’età adulta? Nella valutazione generale del problema, vi è una determinata percentuale che collega la cattiva alimentazione da sola come responsabile della stessa obesità, ma ci sono altri valori che la attribuiscono ad altre concause quali il disagio, la vita sedentaria e lo stress? La cattiva alimentazione viene indicata dall’O.M.S. come uno dei fattori che va sicuramente ad incidere come concausa nelle patologie “degenerative” e che l’obesità ha come cause la vita sedentaria e una alimentazione non corretta. Si rende, quindi, indispensabile realizzare uno strumento di analisi della corretta alimentazione e degli stili di vita, individuandoli come fenomeni collettivi che possono essere riconosciuti fattori determinanti dello stato di benessere di un individuo e della popolazione. Il concetto di “star bene in salute”, nel pieno rispetto delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è ripreso integralmente dal Ministero della Salute, dal Ministero dell’Istruzione e dall’Università e della Ricerca, proponente l’Educazione alla Salute “non come impegno aggiuntivo dei piani di studio, ma come insieme integrato delle relazioni educative tra docenti, studenti e genitori, chiamando a collaborare con la scuola la famiglia, il volontariato, il no profit, il territorio” per l’attuazione di un piano educativo e di formazione delle giovani generazioni. I condizionamenti sociali che vanno ad intaccare lo sviluppo infantile sono molteplici, sia perché detti condizionamenti conducono alla creazione e sono il presupposto per la definitiva catalogazione di schiere di emarginati e disadattati, sia perché principali agenti del fattore di condizionamento possono essere anche la famiglia e la scuola.
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